Abruzzo da scoprire

I focolai d’Abruzzo

Le zone rosse della mia regione (prima parte)

Com’è dolce il termine focolaio? Non me ne ero mai davvero resa conta fino ad oggi, oggi che scelgo di usare questa parola anziché zona rossa, perché il focolaio ti fa pensare a qualcosa di positivo, bello, familiare mentre quelle due parole zona e rossa, unite nel vocabolario dei nostri giorni, fanno pensare ad allerta, esclusione, coprifuoco, resistenza.

O meglio ancora zona protetta, come le chiama Conte, che a mio avviso non sceglie le parole a caso. No, non direi.

Castiglione Messer Raimondo, Arsita, Bisenti, Montefino e Castilenti in provincia di Teramo e Penne, Montebello di Bertona, Civitella Casanova, Farindola , Picciano ed Elice in provincia di Pescara, la frazione di Caldari della città di Ortona. Questi sono i paesi colpiti dalle ordinanze, dai decreti: tutta l’Italia è in zona rossa ma queste zone però vengono delimitate e sorvegliate, nessuno può uscire o entrare.

Non è mio compito spiegarvi la differenza, né dire perché siano state maggiormente colpite, quanti casi, quanti decessi, quanti guariti. Questo articolo parla di loro ma in modo diverso.

Ogni mattina quando apro gli occhi mi auguro di essermi svegliata da quest’incubo, leggo qualche notizia mentre prendo il caffè; poi, dopo i cartoni di mio figlio c’è il momento telegiornale.
Poi basta, non riesco ad emergere altrimenti dal rumore assordante dei miei pensieri.

L’unica soluzione a questo disagio che ci pervade, è vivere alla giornata: non posso pensare ai casi di sciacallaggio, ai siciliani che fanno video con le pistole in mano, ai soldi che mancheranno, agli aiuti che tarderanno, alle persone che non rispettano le regole e ai miei famigliari che rischiano. No, basta!

Ma non posso nemmeno far finta di nulla e, nel mio piccolo, tra un momento di gioco con mio figlio di due anni, sfornare ferratelle e fiadoncini, qualche puntata di una serie tv, libri e pulizie di primavera, tra questo e quello, offro quel mio piccolo insignificante contributo per la mia regione, la regione che annovero in questo blog perché la amo, la apprezzo, fino a tornarci a vivere dopo 13 anni di vita fiorentina.

Oggi ho solo una modalità: la scrittura! Dicono che sono bravina e che me la cavo: lo dice Green Planet News, la testata con la quale collaboro, lo dicono le aziende che hanno creduto in me concedendomi la possibilità di parlare di loro, lo ha detto Rolling Pandas quando mi ha intervistato e lo dice soprattutto il mio editore, della casa editrice grazie alla quale, se non ci fosse stato il corona virus, ora il mio primo romanzo sarebbe in stampa.

Ma no, non ce l’ho con il corona virus: nella brutalità del suo arrivo e nelle gravi conseguenze che porta e porterà, io vedo il fattore cambiamento, quello che sarà la conseguenza primaria di questa situazione nei cuori e nelle vite di ognuno di noi.

Così, ancorata alla scrittura, offro il mio contributo per questa meravigliosa regione elencandovi cosa c’è dietro ogni città e paese della zona rossa in Abruzzo: bellezze, potenziale, luoghi o eventi da non perdere, aneddoti, curiosità, bellezze e patrimonio culturale.

Dunque cominciamo

Civitella Messer Raimondo

Considerata oggi la Vo’ d’Abruzzo, Castiglion Messer Raimondo con i suoi poco più di 2000 abitanti, è un centro agricolo in provincia di Teramo, alle pendici del Gran Sasso.
Su questo promontorio sorge questo borgo fortificato che gode di una vista mozzafiato sui monti e sulla vallata: l’intero paese può considerarsi un belvedere.

Il paesino ha una storia antica e la sua peculiarità è di trovarsi in una zona di grande interesse paesaggistico e storico: il suo nome deriva da castellio-onis, ossia piccolo castello, cui fu aggiunto nel 1532 il nome del suo feudatario Raimondo Caldora.

A quasi 270 metri di altitudine, a cavallo fra il fiume Fino e quello del torrente Petronico,  Castiglion Messere Raimondo ha uno sguardo che spazia lontano su un panorama che va dalla valle fino alla catena del Gran Sasso.
Il piccolo centro storico si raggruppa attorno alla chiesa parrocchiale dedicata a San Donato. Tutto intorno si trovano case di pietra, arroccate fianco a fianco, con piccole finestre sulla valle, sono separate da stretti vicoli che rappresentano uno degli elementi caratteristici del paese.

Arsita

795 abitanti in questo piccolo comune del teramano, posto ai piedi del Monte Camicia; piccolo si, ma nonostante questo c’è molto da dire nei suoi riguardi. Il paese si circonda di verde, tra boschisorgentipareti rocciose, dal vicino Monte Camicia al più lontano Gran Sasso, fino al Pizzo di Sevo e al monte Vettore, offrendo  panorami che lasciano ammaliati, soprattutto dalla Cima della Rocca, un rilievo di 923 m., con una particolare forma che ricorda quella di un vulcano.

Fino agli inizi del secolo Arsita era chiamata Bacucco, nome che secondo alcuni significa “castelletto” , il vecchio nome Bacucco deriverebbe da Bacuccum ossia da Bacco, nome comunque ancora spesso usato nel dialetto locale.

Sappiamo tutti che queste zone hanno una ricca storia di brigantaggio nell’800: bhe, contro l’invasione francese sulle montagne di Farindola si era formata una banda di briganti che saccheggiarono i paesi di Castiglione Messer RaimondoBisentiCastagna e Castelli, quindi Bacucco e Civitella Casanova.

Il giorno 8 marzo 1807 la Commissione Militare condannò a morte il brigante Donato di Agostino di Bacucco, eseguendo la condanna il giorno successivo in una località tra Bisenti e Bacucco. Il cadavere, come quello degli altri afforcati, fu lasciato appeso all’albero per tre giorni.

Alla fine di maggio 1807 i briganti (ossia gli insorti contro l’invasione francese) assalirono e depredarono Bacucco portando via parecchi giovani per aggregarli alle proprie forze. Nel luglio 1807 il capobrigante Antonio Priore uccise Vieti, arciprete di Bacucco.

Dal centro abitato di Arsita si possono raggiungere tra i sentieri più suggestivi di bassa quota, quali: il sentiero dei Mulini – il mulino di Trosini e Di Francesco – e, dopo circa due ore, si arriva alle sorgenti del fiume Fino (dal mulino ca 1:45 ore). Da qui si può proseguire per il sentiero delle Gole dell’Inferno Spaccato e, deviando sulla destra, si può raggiunge il nevaio del Gravone – il nevaio più meridionale d’Europa – dopo circa 2 ore. Sulla strada che da Arsita sale a Collemesole si scorge una costruzione in pietra ben restaurata, si tratta dell’antico Mulino Di Francesco, collocato sul letto del fiume Fino, in un itinerario che da questa peculiarità prende il suo nome: il “Sentiero dei Mulini”.

Bisenti

Nota per il caratteristico Revival dell’uva e del vino Montonico – a cui dedicai un articolo- che si tiene ogni anno il primo fine settimana di ottobre; è famosa ancheper essere uno dei paesi che rivendicano la natalità di Ponzio Pilato, politico romano che decise la condanna a morte di Gesù.

http://www.soniaroadlife.com/2019/09/29/revival-delluva-e-del-vino-montonico/

Bisenti  è un borgo antico che vanta origini antichissime che risalgono all’età preromana,  situato alle falde nord-orientali del Gran Sasso, sulla destra dell’alto corso del fiume Fino , vanta di un centro storico ancora oggi caratterizzato da strette vie e singolari piazzette, vero fulcro della vita sociale in paese.

Montefino

Montefino sorge sulle estreme pendici orientali del Gran Sasso, su un alto colle ed è un comune italiano di 983 abitanti .

Perchè visitarlo? E’ un caratteristico  borgo medievale appartenuto alla famiglia dei Duchi di Acquaviva di Atri e dove sopravvivono, soprattutto nella parte piu alta del colle, case databili tra il XVI e il XVIII secolo, le più antiche in pietra con architravi lignei alle aperture.

Una caratteristica di Montefino che colpisce, qui si festeggia a Giugno il Festival della Serenata: delle serie “affacciati alla finestra amore mio”!

Una tradizione antica, fatta di riti, parole, musiche, poesia, ma soprattutto di sentimenti. La serenata è un canto che l’innamorato dedicava alla propria donna in prossimità delle nozze o per chiederla in sposa. Un momento indimenticabile per le coppie, ma anche per le comunità che oggi vantano un patrimonio di canzoni e musiche ricchissimo e degno di essere celebrato e tutelato.

Nasce con questi obiettivi a Montefino, il Festival della Serenata. La manifestazione che ha lo scopo di mantenere in vita questa tradizione dando spazio ai cantori e ai gruppi che porteranno allegria e romanticismo nel piccolo comune.

La festa dura due giorni: numerosi stand enogastronomici e spazi espositivi, proseguendo con l’esibizione del coro della valle del Fino, Misticanto e del gruppo Apogeo Band e coro Roby. Si entrerà nel vivo della manifestazione quando numerosi gruppi folk si ritroveranno in paese per una gara nella quale verrà proclamato il miglior gruppo con la migliore serenata.

Logo della manifestazione è un suonatore di organetto del pittore Pietro Cascella. L’organetto, infatti, è lo strumento tipico dei gruppi folk, centrale nel canto delle serenate.

I gruppi si esibiscono nella piazza principale del paese, una sorta di terrazza d’Abruzzo, e rivolgeranno i loro brani a una ragazza affacciata a una simbolica finestra. Tradizione vuole che se la ragazza non si affaccia è ancora indecisa e il ragazzo interessato può tentare nuovamente; se si affaccia il padre è un chiaro segno di rifiuto; mentre se è lei a farsi vedere è innamorata e pronta per il passo successivo: le nozze.

Castilenti

Castilenti è un comune abruzzese che si trova agli estremi confini della provincia teramana . Borgo antichissimo le cui origini, infatti, risalgono senz’altro all’età del ferro.
Detto anche “La Fortezza”, in epoca medievale, il paese fu conteso tra le famiglie emergenti della nobiltà locale, almeno fino a quando divenne dominio dei marchesi “De Sterlich” che qui costruirono un Palazzo inglobando i resti di una struttura fortificata.

Palazzo De Sterlich o Castello che risalirebbe al XIII secolo, ma fu completamente trasformato quando il feudo passò al Marchese De Sterlich, che lo possedette sino al XIX secolo e come vuole una leggenda locale fu costruito con 300 schiavi del marchese.a

Il palazzotto ha pianta quadrangolare allungata, circondato da un cortile interno, diverse stanze interne disposte su due piani accessibili dallo scalone monumentale. All’interno entrando dall’accesso maggiore, si intravede l’atrio con la volta a crociera, decorato dallo stemma gentilizio.

Penne

Annoverato tra i Borghi più belli d’Italia, Penne è un comune italiano di 11 991 abitanti della provincia di Pescara. Il comune è situato a uguale distanza tra il mare Adriatico e il Gran Sasso, presentandosi come porta di accesso al Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga attraverso la Riserva naturale controllata Lago di Penne.

Penne è una “Città d’Arte” che deve essere scoperta con i suoi palazzi nobiliari, le chiese ed i conventi, le porte urbiche, le fontane storiche ed i musei. Alle bellezze storiche ed artistiche si aggiungono quelle naturalistiche di un territorio ricco di flora e fauna tipiche delle colline della fascia medio adriatica.

Questo borgo è noto soprattutto per la sua essenza spirituale e per il suo stretto legame con San Francesco d’Assisi: all’ingresso della città infatti si nota un significativo monumento dedicato al Santo, là dove sorse la prima chiesa francescana d’Abruzzo e, nel centro del paese, una lapide ricorda il suo passaggio per queste strade, il 16 settembre 1216.

Una delle più antiche manifestazioni sacre abruzzesi è la Processione del Vnerdì Santo di Penne. Nasce nel 1570 ad opera di Fra Girolamo da Montefiore, cappuccino pennese che la istituisce per rinnovare la Confraternita del Monte di Pietà, ente incaricato di confortare i prigionieri prima del patibolo. La Chiesa dell’Annunziata durante la Settimana Santa oscura l’abside e l’altare con una grossa tela raffigurante il Golgota.La statua del Cristo morto viene estratto dalla teca che lo contiene e posto su di un feretro adornato da un drappo finemente decorato in oro e argento che le Clarisse di Napoli realizzarono appositamente nel 1860. Allo stesso tempo la statua della Vergine Addolorata viene portata in corteo dal Duomo al suo cospetto. La processione parte al tramonto e circola tra i falò dei quartieri con lanterne e lumi accesi. Le statue della Vergine Addolorata e della Passione sono accompagnate dai membri della confraternita incappucciati, dalla banda e dal coro che intona il Miserere e le rituali marce funebri.


3 commenti

  • Serena

    Che meraviglia il mio Abruzzo! Mi sembra un po’ fare un piccolo tour con queste immagini! Non vedo l’ora di poterlo fare davvero!!! ❤️

  • Federica

    In questo periodo di emergenza e reclusione forzata questo articolo è una “boccata d’aria”;non vedo L’ ora di poter visitare alcuni dei posti che hai citato!!

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