Sonia

L’Amore ai tempi del Corona Virus

ATTENZIONE: Sono storie inventate..

Quella nonna o quel nonno che non chiamiamo mai: il mio vive a centinaia di chilometri da me e so che sta bene, in salute, per quanto possibile alla sua età, ha una persona che va a pulire la sua piccola casa, i miei genitori che se ne prendono cura ogni volta che possono.
Ai tempi quando eravamo bambini, non si è preso\presa molto cura di noi nipoti: al di fuori di bei regali ad ogni occasione, qualche soldo extra quando capitavamo a casa sua o quando lo\la incontravamo per strada, non si è mai troppo interessato\a della nostra vita. Alla domanda :” A scuola tutto bene?”, alla quale seguiva la risposta:” Si, tutto bene!”, eravamo entrambi soddisfatti e senza null’altro da dire.
Oggi sono isolata\o, a tantissimi chilometri da questo nonno \ questa nonna che non poteva accudirci dopo scuola perché lavorava nei campi fino a tarda sera, quella stessa persona che so che grazie a questo suo lavorare in modo estenuante fino a che ha potuto, sotto ogni tipo di tempo atmosferico, tanto quanto faceva freddo o pioveva, nello stesso modo sotto un sole cocente a 40°, ha aiutato i miei nei tempi in cui a mio padre fu licenziato per riduzione del personale e a mia madre hanno diagnosticato una malattia che l’ha fatta restare a casa dal lavoro per lunghi periodi e, quindi, non riuscivano a coprire tutte le spese mediche o di gestione della casa, più accudimento di noi figli. Lo stesso nonno\a che ha smosso mari e monti per mandarmi all’università quando i miei, appunto in ristrettezze economiche, mi avevano proposto di andare a lavorare. Quel nonno\a che non sempre salutavo ogni volta che ripartivo per l’università, dicendo “non ho tempo, perderò il treno”m che sentivo una volta al mese seppure quando lui\lei mi chiamava e mi diceva.” Non ti chiamo molto spesso perché so che sei molto impegnato a studiare e so che stai bene, me lo dice tua mamma!”, in quelle telefonate quasi imbarazzanti, perché non sapevo bene cosa chiedergli\le, non conoscendolo\la poi così bene.

Oggi mio nonno\mia nonna è in terapia intensiva, colpito\a dal corona virus. Nessun parente può entrare ad accudirlo, a chiedergli\le di cosa ha bisogno o semplicemente a fargli compagnia. Ha 87 anni e potrebbe non farcela, io non posso andare a trovarlo\a e sarebbe del tutto inutile, non posso telefonargli, non posso parlarci. Morirà? E se dovesse morire, morirà solo\sola? Ma soprattutto morirà senza sapere che, nonostante io non abbia avuto un rapporto con lui\lei, sono profondamente grato della sua esistenza, dei suoi aiuti invisibili, della sua assenza dolce e pacata, del suo lavorare fino a che il corpo glielo ha permesso pensando alla sua famiglia, quella stessa famiglia alla quale ha rivolto poche parole ma un milione di pensieri e sorrisi mentre era solo nei campi a faticare.
Non era un nonno\una nonna eloquente, amorevole, chiacchierone….ma è stato\a mio nonno\mia nonna e io ne vado molto orgoglioso. Lo amo\ la amo e mi piacerebbe molto che lo sapesse, spero che il virus non me lo porti via. Sicuramente sarò diverso da ora in poi con lui\lei.

Ogni volta che lo vedevo in palestra il mio cuore scoppiava : certo non sono riuscita a capire in che giorni e in che orari frequenta la sala attrezzi, secondo me li cambiava di tanto in tanto.
Io in 16 anni di vita, non mi sono mai sentita così emozionata nel vedere qualcuno, ma soprattutto negli ultimi tempi sono mai andata in palestra così ben truccata e profumata come da quando ho scoperto lui, la sua presenza, la sua bellezza: alcune mie amiche mi prendevano in giro dicendomi che era palese che andassi in palestra conciata in quel modo solo per riuscire a vederlo, magari scontrarmi per sbaglio o , perché no, scambiarci una parola.
Dio solo sa quante volte, chiusa in camera con le mie cuffiette, ascoltando Coez o Lady Gaga, ho sognato quello scontro tra i corridoi della palestra a mo’ di Licia e Mirko di Kiss me Licia, quante volte ho immaginato delle scene, degli attimi: ad esempio fuori dalla palestra, mentre sono in sella al mio motorino e prima di ripartire lui che mi viene vicino e mi sussurra nell’orecchio che sono carina; o immaginando quel messaggio arrivato su Facebook o Instagram dove lui mi diceva che mi aveva notato…quanti sospiri e batticuore ho avuto senza ovvie ragioni ma solo attraverso la mia fervida immaginazione.

Poi è successo: era il 7 marzo e mi reco in palestra come ogni venerdì alle 17. Lui è davanti la porta insieme ad altri, leggono dei cartelli affissi sulla vetrata principale; poi esce il proprietario, Stefano, ci invita a stare calmi con un gesto con le mani e dice:” Ragazzi, non ci hanno ancora obbligato a chiudere, ma noi abbiamo deciso di anticipare questa cosa che sicuramente nei prossimi giorni avverrà!”, ” Ma come fai a saperlo!?”, intima qualcuno da dietro. ” Perché alcuni familiari di alcuni nostri clienti fissi hanno il corona virus, badate bene che non ho detto che frequentatori della palestra siano risultati positivi, ma ciò non toglie che dobbiamo stare attenti. Quindi stamani abbiamo fatto una riunione e all’unanimità, abbiamo deciso di chiudere fino a che la situazione non sarà di nuovo sostenibile, spero al più presto. A mio malgrado prendo questa decisione. Grazie a tutti.” E se ne va. Lasciando tutti noi basiti, tra chi annuisce confermando le sue tesi e appoggiando questa scelta e tra chi non se ne riesce a fare una ragione, come se la palestra fosse l’unico negozio di genere alimentare rimasto nel nostro paese.
“Non è un bene di prima necessità, dopotutto ha fatto bene…o sbaglio?!”, le mie orecchie ascoltano queste parole, so bene chi le ha pronunciate, lui, il mio lui, ma non ho il coraggio di voltarmi. Non può essere che si sta rivolgendo proprio a me. Mi giro e si, sta parlando con me. Non riesco a dire niente, rimango basita ad ammirare tutta la sua bellezza. A bocca aperta! Ovviamente lui mi esorta a chiuderla:” Attenta! Potresti infettarti… vedrai ora andremo in giro tutti con le mascherine!”. Poi fa due passi verso la sua moto, rimane a pochi metri da me, che diamine, non sono riuscita a dirgli niente. ” Io scapperò al sud dai miei parenti, dice mio padre che non è più il caso di rimanere qui e che presto diventerà zona rossa. Se saremo ancora vivi quando tutto sarà passato, potremmo sentirci o vederci qualche volta!” Annuisco, rossa, paonazza, incredula. ” Mi raccomando resta viva per me!”, esclama mettendo in moto. E se ne va.

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